Cristiano Doni ha svelato il contenuto del colloquio avuto con i tifosi che ha indotto alla sospensione della gara contro il Milan: “Se riprendete a giocare succede qualcosa di grave“, questo quanto riportato dal giocatore. Il presidente Ruggeri, invece, ha commentato: “Sono molto amareggiato e scosso, ma non temo ripercussioni disciplinari per l’Atalanta, si tratta di ordine pubblico. Sarebbe stato meglio non giocare“.
Hanno vinto loro. Hanno vinto quelli che, parola di Cristiano Doni, hanno fatto sapere a chi era in campo che “se riprendete a giocare succede qualcosa di grave”. Hanno vinto anche se il presidente Ruggeri è “molto amareggiato e scosso, ma non temo ripercussioni disciplinari per l’Atalanta, si tratta di ordine pubblico. Sarebbe stato meglio non giocare”. Che la partita ultrà-forze dell’ordine fosse impari lo si è capito appena messo piede attorno allo stadio di Bergamo. Una calma irreale, la quiete prima della tempesta con un centinaio di tifosi atalantini davanti al parcheggio della tribuna Giulio Cesare, tutti pronti ad attendere un segnale. E stesso clima dentro al ‘Bortolotti’: quando dalla curva del Milan parte il coro “Sospendete la partita” e il coro viene rilanciato dalla Nord atalantina capisci che qualcosa non va.
Atalantini e milanisti, nemici giurati da decenni, ora come compagni di scuola. E’ l’anticamera della fine perché poi succede di tutto in curva Nord. All’ennesimo “Sospendete la partita” una fetta di curva bergamasca si oppone e comincia a far capire come la pensa. Non l’avessero mai fatto: lo zoccolo duro degli ultrà inizia la caccia all’uomo. Guai a chi li contesta. Guai a chi si chiama fuori dal coro. Ancora un “Sospendete la partita” e ancora fischi di disapprovazione. Stavolta è la tribuna Giulio Cesare a contestare. Non l’avessero mai fatto: “Siete un pubblico di merda” è la risposta. La partita non si deve giocare. Alle 15 un ultrà con baffi e occhiali neri si siede sulla recinzione e chiama Carrozzieri e Doni. Il messaggio è chiaro: Atalanta-Milan non si deve giocare, con le buone o con le cattive. Punto e stop. Dalla Nord riparte “Sospendete la partita”, ma stavolta la contestazione è da tutta l’altra metà dello stadio. Il tizio con baffi e occhiali risponde alla tribuna centrale con il dito medio. Langella ai suoi: “A casa”. I giocatori scendono in campo. Ma la partita non si deve giocare. Ci provano prima con i bengala che un paziente Coppola schiva e consegna ai vigili del fuoco. Poi un tonfo sordo. Un rumore mai sentito allo stadio di Bergamo. E’ l’inizio della fine. La recinzione cede sotto i colpi di un tombino. Doni, Bellini, Langella cercano di mediare ma tutto è inutile. Eloquente il modo in cui Langella rientra verso il centrocampo: con la mano verso la tribuna dove siedono amici e familiari, Langella fa segno ai suoi di andarsene subito dallo stadio. Ha ragione. Hanno vinto loro.
FONTE: tgcom.it
PS: sono disgustato e amareggiato
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