Fumo: Nelle mamme mette a rischio fertilita’ figlie

Washington – Le donne che fumano prima e dopo la gravidanza rischiano di compromettere senza saperlo la fertilita’ futura delle loro figlie. Anche se durante la gravidanza non hanno toccato sigarette. Lo rivela una ricerca condotta dal Samuel Lunenfeld Research Institute al Mount Sinai Hospital di Toronto, che ha indagato sugli effetti di tossine presenti nel fumo sulla fertilita’ dei topi.

La ricerca e’ stata pubblicata sul Journal of Clinical Investigation. Precedenti studi avevano suggerito l’esistenza di un legame, negli esseri umani, tra esposizione al fumo nell’utero materno e alterazioni della fertilita’, tanto nei maschi quanto delle femmine. Ma non erano chiari i motivi di questo impatto a cosi’ lungo termine sulla funzione riproduttiva: nel tentativo di chiarire questa associazione, i canadesi hanno provato a iniettare in esemplari di topi femmina basse dosi idrocarburi aromatici policiclici, un bioprodotto del fumo, prima che rimanessero gravide e durante l’allattamento (per una dose complessiva corrispondente a 25 pacchetti di sigarette), cosi’ da simulare l’esposizione al fumo. Se le ovaie delle topoline direttamente esposte alle tossine del fumo apparentemente non ne hanno risentito, cosi’ non e’ stato per le ovaie delle figlie. Nelle figlie delle topoline esposte alle tossine del fumo, le ovaie contenevano il 70 per cento in meno di follicoli destinati a produrre ovuli. Una condizione che limita le possibilita’ successive delle topoline figlie di riprodursi, perche’ significa una minor capacita’ di produrre ovuli. I canadesi sottolineano che i loro risultati non devono spaventare le donne, ma attirare l’attenzione sulla possibilita’ che anche il fumo precedente e successivo alla gravidanza abbia un effetto negativo sulla prole. Oggi si raccomanda alle donne di smettere di fumare durante la gravidanza, perche’ il fumo materno appare associato a un’ampia gamma di complicazioni, tra cui una scarsa crescita fetale, problemi placentari e parto prematuro. – Fonte: Agi/Federfarma

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