Nuovi guai per Santoro, il giornalista + fazioso d’Italia

Trento 02 febbraio 2008 - E’  di pochi giorni fa la notizia del richiamo di Corrado Calabrò presidente dell’Authority nei confronti di Santoro e della TV in generale.

Basta con i processi trasferiti dalle aule di giustizia agli studi televisivi, che siano Rai o Mediaset o di altre emittenti. Il monito arriva, perentorio, dall’Autorita’ garante delle comunicazioni [...]

Fa eco al recentissimo monito venuto dal primo presidente della Corte di Cassazione, Vincenzo Carbone, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. Carbone con parole durissime afferma con ragione che non è ammissibile che si facciano processi in TV dove il ruolo di giudici, il ruolo dell’accusa e quello della difesa, come pure quello dei testimoni, venga svolto da giornalisti, soggetti estranei al processo, addirittura figuranti come nelle docu-fiction che finiscono con l’ingannare il pubblico.

Nessun limite, ha detto ancora Calabrò, alla libertà di informazione, “ma l’informazione non può assumere i caratteri di una gogna mediatica, di una spettacolarizzazione ispirata più dall’amore dell’audience che dall’amore della verità”. Il Garante ha anche formulato un richiamo alla Rai per il programma ‘Annozero’ di Michele Santoro su Raidue.

il seguito di Anno Zero di Santoro

Il richiamo è scattato in seguito ad esposti ricevuti dall’Agcom riferiti alle puntate del 4 ottobre e del 6 e 20 dicembre scorsi: la prima relativa alla vicenda Mastella-De Magistris; la seconda alla presenza in studio del solo ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni e la terza relativa alla vicenda D’Alema-Forleo e all’intercettazione che ha riguardato Silvio Berlusconi e il direttore di Rai Fiction, Agostino Sacca’.

In tutti e tre i casi le puntate sono risultate non in linea - dice l’Agcom - con i criteri fissati nell’atto di indirizzo della commissione parlamentare di Vigilanza Rai.

Santoro grida alla censura, si sente perseguitato, ma è chiaro come sono condotte le sue trasmissioni a senso unico dove il politico-giornalista emerge nella sua più completa oscenità creando processi mediatici in cui l’unica parte presente è l’accusa armata di sana pianta con ogni mezzo a sua disposizione.

Come il discutibile comico Daniele Luttazzi che prima con linguaggio osceno e comportamenti poco ortodossi scandalizza i telespettatori rendendo felici solo i suoi fedelissimi che amano vedere un ometto toccarsi il pacco… costringendo così l’emittente ad escluderlo dal palinsesto e poi grida alla censura come un bambino che non comprende il rapporto tra causa ed effetto dimenticandosi come si esprime e come si comporta ed attribuendo le colpe agli altri.

Cose forsero, spero per loro. Studiate a tavolino per stringersi a se i fedelissimi ormai inebriati dalle loro campagne a senso unico in cui vedono solo ciò che a loro fa comodo.

FONTE: www.pensierolibero.eu

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